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Trenta giorni in Europa n. 30 del 31-10-2013
Written by I Mediterranei   
venerdì, 01 novembre 2013


 
 

 

Trenta giorni in Europa
La newsletter di approfondimento

 
 
 

numero 30 del 31 ottobre 2013

http://ec.europa.eu/italia/newsletters/roma/30_giorni/30giorni_30_it.htm
La newsletter di approfondimento

Strasburgo 1979 la prima volta; Bruxelles e Strasburgo 2014: This time it’s different

di Pasquale Lino Saccà*

Sono passati 35 anni dalla prima elezione a suffragio universale del primo Parlamento di Strasburgo: le Comunità europee della pace si affermavano dando alla democrazia le giuste regole: sovranità del popolo-rappresentanza parlamentare. Eravamo in pochi a sensibilizzare sull’importanza delle prime elezioni, gli Stati membri erano 9, mentre dal 2013 sono 28. Non era facile trovare degli articoli sulla stampa a commento dell’importanza del voto per il Parlamento europeo. In questo il periodo storico che stiamo vivendo è differente, però è carente il richiamo al contesto storico per una analisi con contenuti comparabili.

Il Premio Nobel della Pace assegnato all’Unione Europea riconosce al processo d’integrazione di aver reso irreversibile la pace in Europa e di essere visto come strumento di pace oltre i propri confini. Infatti dalle Comunità europee all’Unione europea la pace ha dovuto affrontare sfide interne e sfide esterne. Il bisogno di pace e le relative sfide segnano il percorso e le chiavi di lettura che si rilevano dalle riforme dei Trattati ed i successivi allargamenti, attraverso le Conclusioni dei Vertici dei Capi di Stato o di Governo. L’Atto Unico disciplina il Mercato unico, ma va analizzato e capito con un’attenta lettura delle Conclusioni dei Vertici che precedettero il Summit di Milano 1985, così da focalizzare la dialettica costruttiva tra la visione della Comunità del commonwealth del Regno Unito e l’affermarsi di un percorso di Comunità con equilibri istituzionali a maggiore sovranità europea. La Spagna ed il Portogallo, dopo la Grecia entrano a far parte delle Comunità e si consolida la democrazia nell’Europa mediterranea, sorretta anche dalla prima riforma dei Fondi strutturali.

La caduta del Muro di Berlino (1989) conclude questa prima fase: dai Trattati di pace ad una Comunità capace di creare benessere dopo i danni di due guerre mondiali e il disfarsi dei regimi comunisti.

Maastricht è la risposta possibile, gli Stati sono “costretti” a cedere parte della loro sovranità, stabiliscono un percorso che li porterà ad Amsterdam con maggiori poteri al Parlamento Europeo e ad aprire le porte del “Castello felice” dell’Unione agli Stati dell’Europa Centro-Est che fuggono dalla sovranità limitata di Mosca.

Le sfide interne ed esterne emergono da un’attenta lettura dei due Trattati e dalle conclusioni dei relativi Vertici; Francia e Germania principali motrici dell’integrazione, come la Storia e la Geografia aiutano a capire, concordano regole stringenti per disciplinare i bilanci, così da dare al Mercato Unico una sua moneta e garantire all’allargamento gli aiuti finanziari per meglio integrarsi, non di minor rilievo la nascita della cittadinanza europea.

A Copenaghen 1993 l’Unione “sottolinea” i requisiti e i percorsi per divenire Stato membro; Risponde così alla domanda di Europa consapevole che se vuole mantenere e consolidare la pace deve abbattere ulteriori muri ed allargare i propri confini.

Le Conclusioni dei Consigli Europei che portano a Nizza aiutano a capire che l’Unione, pur nella dialettica tra Stati non ha rallentato il suo cammino verso una maggiore integrazione. Il Vertice di Nizza ed il relativo Trattato,  che rafforza il metodo intergovernativo sostenuto dal Presidente Chirac  penalizzando il metodo comunitario, rallenta l’integrazione ed impedisce nuovi equilibri istituzionali che vedano il cittadino europeo partecipe di una Comunità sovrana e condivisa.

La nascita dell’euro, logica conseguenza del Mercato unico, facilita gli scambi interni e dà all’Unione una sua moneta che rafforza il suo ruolo nell’economie intercontinentali, un processo irreversibile per un Mercato unico; Così pure le oscillazioni dell’euro dal 2007 ad oggi confermano che l’euro non è in crisi, ma che con l’accettazione dei risultati dei referendum in Francia ed Olanda contro il Trattato che adotta una Costituzione per l’Europa la "politique d’abord” non ha compiuto un ulteriore passo dando voce all’Unione politica. L’Italia dopo aver festeggiato la firma a Roma del Trattato per una Costituzione non ha colto l’opportunità storica di richiamare precedenti prassi e condividere la volontà della maggioranza dei cittadini europei e degli Stati che avevano approvato la Costituzione.

Lisbona è l’approdo di compromesso all’Unione che si è allargata dal Centro Est al Sud del Mediterraneo, rendendo irreversibile la pace, ma dovendo constatare che gli euroscettisci sono, sempre di più, una voce contro il processo d’integrazione. Il premio Nobel per la pace può aiutare a rileggere il processo d’integrazione ed a confermare la capacità delle Comunità Europee prima e dell’Unione dopo di rispondere ad entrambi le sfide interne ed esterne consolidando la pace, allargando i propri confini e riformando i propri Trattati.

Così letto, attraverso le Conclusioni dei Consigli europei, il processo d’integrazione evidenzia il successo dell’Unione come Comunità e fa capire che in questo contesto dei 35 anni dal 1979 al 2014 l’Unione deve abbattere anche “mentalmente” i suoi vecchi confini dando vita a collegi elettorali che unificano regioni già  confinanti consentendo rappresentanze legate ai bisogni dello sviluppo del territorio, più comunitarie che nazionali e nel contempo  eleggendo assieme ai membri del Parlamento Europeo i nuovi Commissari; così da confermare la logica politica della loro sovranazionalità e del successo del metodo comunitario: due Camere Parlamento e Consiglio ed un governo la Commissione.

C’è una domanda d’Europa, portatrice di pace, maggiormente visibile per l’assenza proprio nel suo Mare, che evidenzia il bisogno di un'Europa politica,  così come si deduce anche dopo le conclusioni del dialogo sulla Siria a Ginevra con l’accordo Russia Usa sul percorso di distruzione delle arme chimiche siriane.

Il semestre italiano di presidenza è un’opportunità che Roma non può perdere, nel contesto però di rilancio di una nuova Messina e di una nuova Barcellona che vada oltre Lisbona e Marsiglia, in questo riteniamo costruttivo il ruolo dell’informazione se non avulso dal contesto storico  e condividiamo che: This time it’s different or This time is it different? La risposta dipenderà dalle priorità: la “Politique d’abord” come sovranità del popolo europeo e la sua capacità di dialogo tra euro e democrazia.    

*L'opinione espressa è dell'autore e non necessariamente rispecchia quella della Commissione europea.

           
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