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Trenta giorni in Europa n. 31 del 5-12- 2013
Written by I Mediterranei   
venerdì, 06 dicembre 2013

Trenta giorni in Europa
La newsletter di approfondimento

numero 31 del 5 dicembre 2013

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http://ec.europa.eu/italia/newsletters/roma/30_giorni/30giorni_31_it.htm 

Il Sudest: l’Europa della pace in cammino, dalle due conferenze di Messina e Barcellona, per un mare di pace tra continenti*

di Mariano Abad** e Pasquale Lino Saccà***

Il sorriso dei giovani della sponda Sud del Mediterraneo non è più espressione del loro viso, mentre “i più fortunati” riescono ad attraversare il Mare amico con un’accoglienza più naturale con il sorriso di papa Francesco, altri giacciono senza vita, vittime di arme chimiche che “qualcuno generosamente” ha fornito al dittatore siriano.

Mentre l’Europa e per Essa l’Unione Europea non riesce a manifestare in modo univoco la sua cultura di pace, l’America si prepara “a castigare” il potere autoritario e omicida di Damasco.

Certo le contraddizioni non mancano i favorevoli all’intervento USA con la convinta Francia ritengono che è meglio non far cadere l’attuale dittatore non essendo certi della gestione del domani; mentre la Lega Araba non decide, il mondo Arabo appare diviso dovendo gestire equilibri interni a rischio terremoto sociale. C’è un aspetto che è sempre più evidente la democrazia non si esporta, ma con il dialogo può essere condivisa e le religioni hanno un ruolo costruttivo e pacifico se alla domanda di pane non si risponde con le bombe e con la repressione. Il Regno Unito ha deciso democraticamente con il voto della Camera dei Comuni la sua scelta di non intervento; La Francia dopo la Libia ed il Mali continua nella Sua convinzione che le armi sono portatrici di pace, a conferma che la distinzione tra destra e sinistra, rispetto ad interessi consolidati n’existe pas; In questo il sistema elettorale ed i conseguenti equilibri istituzionali sono determinanti nell’affermarsi di una cultura democratica.

Mentre le marinerie degli USA e Russia vengono “in vacanza” nel Mediterraneo, l’Unione Europea è ferma a Nizza, dove si decise che il metodo intergovernativo doveva essere preminente, rispetto al metodo comunitario; così pure non sfugge che l’Europa Mediterranea è ferma a Marsiglia dove ancora una volta la Francia ha fatto valere l suoi interessi mediterranei ad una integrazione politica condivisa della regione, non rivedendo costruttivamente le debolezze ed i limiti della Conferenza di Barcellona.

Quindi, non è errato, sempre sotto il segno della pace, rilanciare una nuova Messina ed una nuova Barcellona non dimenticando che il percorso di pace si consolida se l’Unione supera le proprie sfide interne con nuovi equilibri istituzionali ed il Mediterraneo ritorna a vivere come Mare nostrum, non attraversato dagli egoismi nazionali, ed anche il pane torni sulle mense del Continente Africano. Temi sempre più dibattuti e condivisi come è evidenziato anche dalle Jornadas Europa en la Escuela Universidad de Oviedo.

E’ evidente, come dopo la caduta del Muro di Berlino (1989), che bisogna rispondere alle sfide esterne con interventi di pace, coniugando assieme i diversi dialoghi di una Unione che nel guardare ad Est è chiamata dalla Storia a rendere vivibile il Mare nostrum, dove si affacciano tre Continenti ed il quarto non è considerato ospite. In questo aiuta il rifiuto della guerra, visti i risultati più recenti dal Vietnam all’Irak, dall’Afghanistan alla Libia, però con un richiamo alle regole democratiche che anche Obama, premio Nobel della pace, è “costretto”, ad evidenziare chiedendo al Congresso di esprimersi sull’attacco alla Siria. L’Unione, anch’Essa premio Nobel della pace, al G20 è stata coerente, sostenendo l’America di Obama al non uso delle armi, tutte letali, rilanciando Ginevra e rafforzando, così, la convinzione che la sovranità è del popolo ed un solo uomo al comando di una nazione non può decidere il destino anche di altri popoli.

C’è, quindi, una domanda di pace a cui l’Europa e l’America sono chiamate a rispondere condividendo che c’è un Giudice a l’Aja; così entrambe possono dare un apporto non secondario, a rendere più democratiche e funzionali le Organizzazioni internazionali.

L’Unione Europea, che rappresenta il cammino di pace dei suoi popoli, deve, in un contesto intercontinentale, rafforzare le sue Istituzioni ed il 2014 con le elezioni del Parlamento Europeo può rappresentare una decisa svolta, in continuità con la necessità di rafforzare la Commissione e rendere più diretto il rapporto tra sovranità popolare europea, elezione del Parlamento e della Commissione, in un nuovo equilibrio con il Consiglio, che rappresenta gli Stati membri.

In questo è da rilevare il valore aggiunto delle avvenute elezioni in Germania, che, nel difendere i propri interessi, guarda all’Unione come sovranità condivisa e le sue politiche sono anch’esse sotto il segno della pace: politica di non intervento e riconversione del nucleare. In continuità, sono da leggere le conclusioni del Consiglio Europeo del 24 e 25 Ottobre: l’Unione dei piccoli passi procede, ma con una politica più incisiva ed umana nel Mediterraneo e la convinzione che di austerità non si deve morire: Papa Francesco docet. Non dimentichiamo anche che nel secondo semestre del 2014 la Presidenza dell’Unione spetterà all’Italia, Paese fondatore, sostenitore di una Unione capace di esprimersi politicamente unita; per questo sempre più consapevole che alle sfide Mediterranee, l’ospitalità del popolo siciliano deve rappresentare una convinta risposta dell’Unione all’’integrazione della Regione Mediterranea: 2014 una nuova Messina ed una nuova Barcellona, in un dialogo South East, che rafforzi la democrazia, affinchè “scoppi” la pace e torni il sorriso nei giovani, attori convinti del loro futuro nel naturale susseguirsi delle stagioni e nella certezza di approdare in porti sicuri, in un Mercato Unico che aiuta, come riconosce anche la Confindustria del Regno Unito ed Erasmus Network docet.

In un contesto, che consenta il dialogo tra sviluppo locale e globalizzazione: l’Unione politica, a democrazia condivisa; però in tempi certi. L’€uro non può essere governato solo dalla B.C.E. certamente aiuta l’abbassamento dei tassi (recente 0,25), ma è “auspicabile” una politica economica con la sua politica fiscale, democraticamente governata.

* Le opinioni espresse dall'autore sono persionali e non rispecchiano necessariamente le posizioni della Commissione europea

** Jean Monnet Chair ad personam European Commission - Università di Oviedo

*** Jean Monnet Chair ad personam European Commission Presidente Comitato scientifico “I Mediterranei” Dialogo Sud/Est Roma

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